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Il segreto della felicità è la libertà. Il segreto della libertà è il coraggio. "- Tucidide. Θουκυδίδης, Thūkydídēs -Atene,ca. a.C. 460 a.C.- dopo il 440 a.C. -

sabato 26 dicembre 2015

J. Mollen intervista Peter Sunde “Oggi giorno internet fa schifo. È un progetto fallito. Probabilmente lo è sempre stato, ma oggi è più fallito che mai.”

J. Mollen intervista Peter Sunde“Oggi giorno internet fa schifo. È un progetto fallito. Probabilmente lo è sempre stato, ma oggi è più fallito che mai.”

La mia conversazione con Peter Sunde, uno dei fondatori e portavoce di The Pirate Bay, non è cominciata con toni particolarmente ottimistici. E c’è un buon motivo: nell’ultima manciata di mesi, la cultura contemporanea del download ha mostrato gli evidenti segni di una sconfitta nella battaglia per la libertà di internet.
Lo scorso mese abbiamo visto scomparire Demonii. Era il più grande torrent tracker presente su internet, responsabile di oltre 50 milioni di tracker all’anno. Inoltre, l’MPAA ha oscurato YIFY e Popcorn Time. Dopodiché si è venuto a sapere che il Dutch Release Team, un grosso collettivo di uploader, era invischiato in una battaglia legale con il gruppo anti-pirateria BREIN.
Anche se sembra che gli utenti del protocollo torrent stiano ancora combattendo questa battaglia, per Sunde la realtà è molto più dura: “Abbiamo già perso.”
Nel 2003 Peter Sunde, assieme a Fredrik Neij e Gottfrid Svartholm, ha aperto The Pirate Bay, un sito internet che sarebbe diventato il più grande e famoso nucleo di file sharing del mondo. Nel 2009, i tre fondatori furono condannati per avere “assistito [altre persone] nell’infrazione del diritto d’autore” in un processo molto discusso.

"Dobbiamo smetterla di vedere internet come un medium fuori dal comune—dobbiamo cominciare a concentrarci su come vogliamo davvero che sia la nostra società."

Sunde è stato messo in carcere nel 2014 e rilasciato un anno dopo. Dopo il suo periodo in cella ha cominciato a scrivere riguardo alla centralizzazione del potere nell’Unione Europea; ha partecipato, come candidato, alle elezioni del Parlamento Europeo per il Pirate Party finlandese; ha fondato Flattr, un sistema di micro-donazioni per sviluppatori software.
Volevo parlare con Sunde dell’attuale condizione di internet, in quanto luogo libero e aperto, ma la nostra conversazione si è rapidamente trasformata in uno scambio ideologico a tema società e capitalismo—temi che, secondo Sunde, rappresentano i reali problemi da affrontare.
La seguente intervista è stata editata per chiarezza e lunghezza.
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MOTHERBOARD: Ciao Peter, avevo pensato di chiederti come stessero andando le cose, ma mi pare chiaro che non sia proprio il caso.
Peter Sunde: No, non riesco a trovare nulla di buono in questo momento. Le persone si accontentano troppo facilmente.
Per esempio, prendi la net neutrality in Europa. È terribile, ma le persone vanno dicendo che “potrebbe andare peggio.” Non è assolutamente il modo giusto di affrontare la cosa. Facebook sta portando internet in Africa e in altre nazioni povere, ma lo fa limitando l’accesso solamente ai suoi servizi e lucrando sui dati e le abitudini di queste persone. E lo fa con il permesso dei governi.
La Finlandia qualche tempo fa ha reso l’accesso a internet un diritto umano. Un’azione intelligente, l’unica—riguardo internet—che ho visto fare nella storia da qualsiasi paese nel mondo.
Quindi, quanto è messo male l’open internet?
Be’, non abbiamo un internet aperto. Non ce lo abbiamo più da diverso tempo. È un po’ difficile parlare di open internet, visto che non esiste più. Il problema è che nessuno sta facendo qualcosa per cambiare le cose. Stiamo perdendo sempre più diritti e privilegi, giorno dopo giorno. Non stiamo guadagnando nulla, in nessun caso. Il trend è evidente: internet è un luogo sempre più chiuso e controllato, e ciò ha un impatto gigantesco sulla nostra società—le due cose infatti, oggi giorno, corrispondono: un internet oppressivo corrisponde a una società oppressiva. È qualcosa su cui dovremmo riflettere.
Continuiamo a pensare a internet come a un nuovo Wild West, e non riusciamo ancora a collegare in maniera logica gli eventi che vi si consumano: non ci interessiamo delle problematiche che riguardano la rete perché pensiamo che tutto andrà a posto comunque. Non funziona così. Nessun sistema nella storia ha mai visto concentrarsi così tanta centralizzazione, estrema diseguaglianza e tendenza al capitalismo—il problema è che, grazie al marketing operato da personaggi come Mark Zuckerberg e ad aziende come Google, crediamo che questa tendenza sia necessaria alla creazione di una rete aperta e alla diffusione della democrazia. Pensiamo che il nemico ci stia facendo un favore, è molto bizzarro.
Pensi che molte persone ripongano poca attenzione nelle politiche di internet perché non lo considerano un luogo reale?
Sicuramente moltissimi di noi sono cresciuti pensando in una certa maniera all’importanza di concetti come le linee telefoniche o la televisione. Quindi, se cominciassimo a trattare le nostre linee telefoniche e i nostri canali TV come trattiamo internet, forse finalmente riusciremmo a smuovere qualcosa negli animi della gente. Se qualcuno ti dicesse che non puoi chiamare un tuo amico, be’, capiresti che sta succedendo qualcosa che di sbagliato. Comprenderesti i tuoi diritti. Le persone non fanno la stessa cosa, però, con internet. Se qualcuno ti dicesse che non puoi usare Skype per un motivo e per l’altro, non la prendi sul personale. Essendo Skype un concetto virtuale, improvvisamente non lo consideri come un attacco diretto alla tua libertà. Non vedi qualcuno spiarti, non vedi qualcuno censurare le tue parole, non vedi qualcuno eliminare risultati dalle tue ricerche su Google. Penso che il problema più grosso sia riuscire ad attirare l’attenzione. Non vedi dei problemi reali e quindi non percepisci un reale collegamento ad essi.
Preferirei che anche a me non importasse. È molto difficile occuparsi attivamente della questione e non diventare un complottista paranoico—non vuoi esserlo, quindi piuttosto preferisci arrenderti. Penso che sia il ragionamento della maggior parte delle persone.
Su cosa, in particolare, ti sei arreso?
Be’, non penso che potremmo mai vincerà questa battaglia per internet. Questa situazione non cambierà, semplicemente perché sembra un problema che le persone non sono interessate a risolvere. Forse non riusciamo a interessarle abbastanza. Forse è l’insieme delle due cose, ma è il tipo di situazione in cui ci troviamo, quindi qualsiasi cosa sembra inutile.
Siamo diventati qualcosa di simile al Cavaliere Nero del Santo Graal dei Monty Python. Siamo mezzi morti e stiamo continuando a combattere, pensando di poter ancora vincere.
Cosa possono fare le persone per cambiare questa situazione?
Nulla.
Nulla?
No, penso che siamo arrivati a questo punto. Penso che sia molto importante che le persone lo capiscano. Abbiamo perso questa battaglia. Dobbiamo ammettere la sconfitta e assicurarci di aver compreso il perché, e sperare che la prossima volta non accadrà, quando riproveremo a vincere la guerra.
Ho capito, quindi per che cosa si sta combattendo in questa guerra e cosa possiamo fare per vincerla?
Penso che per vincere la guerra dobbiamo prima di tutto capire cosa significa questa battaglia, per me è chiaro che si tratti di una questione ideologica: l’estremo capitalismo dominante, l’estrema tendenza alla lobbyzzazione delle strutture e l’accentramento del potere. Internet è solo un pezzo di un puzzle molto più grande.
Dobbiamo anche affinare le nostro abilità quando si tratta di attivismo, dobbiamo essere bravi a cogliere il momento giusto e l’attenzione mediatica: non siamo stati capaci a farlo. Per esempio, abbiamo fermato l’ACTA, ma dopo è rapidamente riapparso con un altro nome. Successo questo, avevamo già speso tutte le nostre energie.
Il motivo per cui l’obiettivo più grande è il mondo reale, per me, è che internet lo rappresenta. Stiamo cercando di ricreare la società capitalistica in cui viviamo su internet e da sempre internet sopravvive grazie a questa spinta. Lo abbiamo sempre visto come uno strumento in grado di connettere tutto il mondo, ma con un programma politico di stampo capitalista.
Guarda tutte le più grandi aziende mondiali, basano tutto il loro lavoro su internet. Guarda cosa stanno vendendo: nulla. Facebook non ha un prodotto. Airbnb, la più grande catena di hotel del mondo, non ha hotel. Uber, la più grande azienda taxi del mondo, non ha alcun taxi.

"Mi sono arreso all'idea che non vinceremo mai questa battaglia."

Il numero di dipendenti di queste compagnie è più basso che mai ma i profitti sono, al contrario, sempre più alti. Apple e Google stanno superando le compagnie petrolifere. Minecraft è stato venduto per 2,6 miliardi di dollari e WhatsApp per una cosa tipo 19 miliardi. Sono cifre assurde. Ecco perché internet e capitalismo sono così strettamente legati.
Mi hai detto che internet è un progetto fallito, che lo è sempre stato. Cosa intendi? Dobbiamo prendercela con il capitalismo estremo per questo?
Be', la questione è che internet è stupido. Funziona in maniera molto semplice e non ha bisogno di grosse regolamentazioni per quanto riguarda la censura. Tipo, se un cavo si guasta, il traffico viene deviato altrove. Ma con la centralizzazione di internet, la (possibile) censura e le tecniche di sorveglianza sono molto più difficili da aggirare. Anche perché internet è stato inventato in America, e loro ne hanno ancora il controllo. ICANN può di fatto censurare o disconnettere i domini di alto livello di qualsiasi altro stato. Per me questo è un progetto fallito.
Ma lo è anche sempre stato, solo che non ci importava perché c'è sempre stato chi si assicurava che niente andasse storto. Ma questo secondo me è sbagliato. Meglio lasciar accadere le cose negative prima possibile così da poterle mettere a posto e assicurarsi che non accadano di nuovo in futuro. Stiamo soltanto rimandando un fallimento certo, e questo non ci aiuta.
Quindi dovremmo lasciar crollare il sistema su se stesso, distruggerlo e infine raccoglierne le ceneri?
Sì, dovremmo concentrarci sulla guerra al capitalismo estremo. Io non potevo votare, ma alle scorse elezioni USA speravo vincesse Sarah Palin. Questa volta invece spero vinca Donald Trump: con un presidente del genere posso fottere quello stato molto più facilmente. Tutto il nostro mondo gira intorno ai soldi, soldi, soldi. Questo è il problema più grande. Ecco perché va tutto a puttane. Dobbiamo porre fine a questa situazione, dobbiamo incentrare le nostre vite su altro.

"No, internet non è open. Non lo è da molto tempo."

Spero che la tecnologia ci fornisca dei robot capaci di portarci via il lavoro, una cosa come il 60 percento di disoccupazione in tutto il mondo. Le persone diventerebbero infelici, e questo farebbe crollare definitivamente il capitalismo. Ci sarà paura generalizzata e verrà versato tanto sangue, ma per come la vedo io sarà una cosa positiva: un collasso totale del sistema. Possibilmente al più presto. Forse avrò 50 anni, forse 85... ma vedrò il sistema crollare.
Suona quasi come una rivoluzione marxista: un crollo totale del sistema capitalista.
Sì, in effetti è così. Sono un socialista. Conosco Marx. Ok, il comunismo non ha mai funzionato prima, ma penso che in futuro avremo la possibilità di raggiungere un comunismo totale e le stesse possibilità economiche. Molte persone che conosco, non importa che siano per il capitalismo o per il comunismo, sono d'accordo con me su questo punto, perché ne capiscono il potenziale.
Quindi c'è qualcosa di concreto a cui dovremmo fare attenzione? O dobbiamo pensare in astratto a una nuova ideologia rivoluzionaria?
Be', dovremmo tenere conto del fatto che internet coincide con la società. Le persone dovrebbero capire che non è una buona idea avere tutti i file e dati su Google, Facebook e altri server privati. Tutte queste cose devono acquisire rilevanza politica. Bisogna smetterla di pensare internet come se fosse una realtà separata e iniziare a concentrarsi su come vorremmo che fosse la nostra società. Dobbiamo mettere a posto il mondo, prima di mettere a posto internet. Ecco tutto.
fonte: Rosanna Rossanda