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Il segreto della felicità è la libertà. Il segreto della libertà è il coraggio. "- Tucidide. Θουκυδίδης, Thūkydídēs -Atene,ca. a.C. 460 a.C.- dopo il 440 a.C. -

venerdì 16 settembre 2011

Edilizia Pubblica e Edilizia Sociale: Il Governo della nostra città, con Pisapia, affron...

Edilizia Pubblica e Edilizia Sociale: Il Governo della nostra città, con Pisapia, affron...: Il Governo della nostra città, con Pisapia, affronta un momento tra i più complicati e difficili. La Cgil. pare mandare segnali forti e chia...

Il Governo della nostra città, con Pisapia, affronta un momento tra i più complicati e difficili. La Cgil. pare mandare segnali forti e chiari, “che le cose non vanno”, contro la giunta Comunale; la Cisl, invita il comune “alla cautela nelle decisioni sulla convenzione con l’Aler”.

Per il cittadino ormai distante da una politica conservatrice che sembra dire “vogliamo mangiare anche noi”, e oltre a queste opinioni del mercato rionale, si deve affrontare l'attualità che, in questo contesto, non vede prevalere un pensiero democratico, il che significa che i cittadini non sono in grado di decidere, oltre nemmeno ad essere in grado di scegliere; pertanto non gli è consentito di partecipare coscientemente.


Aler ha costi di gestione del patrimonio di 14 euro circa al metro quadro; così “pare” che il Comune potrebbe risparmiare fino 26 milioni con la gestione privata.

Non vi sono dati di comparazione con altre città Europee, o perlomeno dati trasparenti, e i calcoli proposti sembrano già viziati all'origine da una cattiva analisi. Anzi, non vengono nemmeno proposti dai sindacati quale tema e giusta strategia di confronto moderno e costruttivo.

Le esperienze Polacche (oggi con un PIL “pare pulito” tra i più alti di Europa) e quelle di altri Paesi, hanno evidenziato che in alcuni casi, la maggioranza, è meglio procedere alla demolizione di costruzioni con alti costi di manutenzione, perché strutturate proprio per mantenere in essere un reddito costante dall'affare manutenzione. Affare che ha reso e rende moltissimo.

La posizione dei sindacati da sempre supporta i politici in questa grande tavola imbandita. Poiché non è possibile che non abbiano visto come stiano effettivamente le cose, poiché se non abiti in questo contesto non ne comprendi i difetti strutturali, al limite del decoro, concepiti per persone che non hanno diritto di scelta, ne di parola. Ragione che supporta l'opinione, che gli stessi sindacati non siano orientati verso la tutela e la soddisfazione dei cittadini, ma disponibili ad accordi scandalosi in un gioco delle parti sconcertante.


L'edilizia Pubblica non doveva e non dovrebbe gestire le “case popolari” pensando al profitto da sempre, questo sarebbe stato sufficiente per contenere i margini di guadagno esagerati, anche quale “indiretta” copertura dei costi dalla stessa corruzione e della speculazione immobiliare.

Il patrimonio gestito politicamente, come lo si è stato fatto sino ad oggi, senza il minimo di trasparenza, coperto da una sussidiarietà unicamente impostata ai propri interessi, a unico vantaggio dei soliti, non prevenendo ma al massimo curando svogliatamente. Sindacati “visti” dall'opinione pubblica, come difesa della classe politica, non certo promotori di consapevolezza e coscienza sociale, di solidarietà invece della carità, e di giustizia sociale e ambientale, non pietà.

Non solo, la struttura classista delle case popolari, va dimenticata quale brutta storia di contenimento di un gruppo sociale, disegno di provenienza fascista, squallida vicenda delle “case popolari” strutturate per ospitare servi o schiavi, disadattati e lavoratori, al servizio di una certa borghesia strutturata solo per godere e di competere guadagnado sul costo della vita altrui.

L'Aler in questi anni non ha difeso il bene pubblico garantendo l'interesse comune, nemmeno ha promosso giustizia e solidarietà nella società. Ha mantenuto una situazione a lei opportuna, anche foraggiando negli anni speculazioni legate alla manutenzione, nella semplicistica idea che costruendo case con materiali scadenti vi sono e si otterranno guadagni maggiori, si daranno posti di lavoro, si faranno raccomandazioni e intrallazzi; oltre formare una catena di convenienze, duratura nel tempo, sicura fonte di guadagno con un entourage di avvocati e consulenti esterni foraggiati, disponibili e intrallazzati, anche internamente nella struttura, al fine di mantenere in essere un muro di contenimento verso una classe formata prevalentemente di lavoratori, un ghetto per poveri.


Il cambiamento deve essere fatto portando concorrenzialità e trasparenza, questo contribuirebbe ad aiutare Milano ad uscire dal provincialismo sia Italiano che Europeo, rimetterla in competizione con e altre città più importanti proponendo anche una nostra azione verso l'esterno. Guardare anche oltre, come dovrebbe fare una città che si presenta tra pochi anni per l'expo mondiale e contribuire a formare e promuovere una nuova mentalità imprenditoriale capace di competere nel mondo e non solo localmente. Dare spazio a quella intelligenza imprenditoriale onesta che ha fatto e fa grande, in alcuni settori.

La nostra città, noi tutti, con Pisapia passeremo nella storia per l'Expo e bisognerà veder come. “Facciamo che la nostra l'immagine sia reale e non una fantasia della televisione “locale”.

L'orientamento del mercato “città” è nella competizione della qualità della vita, in un valore reale e continuità al lavoro nelle vita, fondamentale per assicurare l'emancipazione delle persone. Il lavoro come chiave di volta per consentire alle persone di essere progettisti del loro futuro e poter sviluppare un senso di orgoglio nella società, non il senso di emarginazione di un pensiero classista come ora è. Questo è dare lavoro anche alle generazione a venire, supportate da stima e coraggio e formazione. Cosi operano le città e i paesi emergenti che non attuano una politica conservatrice e immobilista.

Finiamola con le raccomandazioni e applichiamo un po di meritocrazia per dare dignità umana e benessere inserite un una creazione di ricchezza generata da tutti e condiva in modo equo.

Il problema è uscire da una impostazione viziata da anni e anni di corruzioni e furberie, di manipolazioni raccomandazioni e inganni, affrontare con trasparenza il futuro, con coraggio e onesta, dare dignità e libertà per tutti con pari ascesso ai diritti di aggiornamento, informazione, cultura e servizi pubblici e superare le barriere architettoniche anche di carattere psicologico e formative.


Ci si può presentare con trasparenza e onesta davanti al mondo, dare case e servizi per invogliare le menti capaci, e conseguentemente il Business internazionale a venire a Milano. Venire a vivere a Milano, perché si sta REALMENTE BENE, non una finzione mediatica. Perché non c'è il provincialismo del razzismo, del classismo; perché la gente che studia e lavora trova informazione aperta e accessibile; perché ci sono università competitive ed inserite nel contesto cittadino; perché si trovano alloggi non basati sul benessere esclusivo di pochi ma al servizio dei molti. Una Milano vera e non la solita truffa all'Italiana per far guadagnare il solito giro, ma una città dove si può riacquistare il controllo sulle proprie vite.

Pertanto la libertà di parola che esiste nel mondo fisico deve esistere anche nel mondo virtuale, non giornalisti idioti, ma giornalisti critici, costruttivi e non disposti a raccontare una favola sostenuta dalla TV per stupidi immediati interessi per pochi privilegiati. Ogni decisione, anche quelle sulla manutenzione e nuove costruzioni, deve essere comparata con le altre conoscenze europee. Solo formando un sistema intelligente concreto e non d'intelligenza emotiva guidata negli interessi dei soliti pochi privilegiati.



Certo a Milano tutto può succedere!