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Il segreto della felicità è la libertà. Il segreto della libertà è il coraggio. "- Tucidide. Θουκυδίδης, Thūkydídēs -Atene,ca. a.C. 460 a.C.- dopo il 440 a.C. -

sabato 4 dicembre 2010

Cena a casa Falk: dialogo tra credenti e non credenti.

La TV RAI 3 regionale, ha annunciato la cena dai Falk.
Una cena tra non credenti e credenti nel segno del dialogo, quale rilancio della borghesia milanese.
Bene, certo è che qualche Milanese non ha certo aspettato che arrivasse questa l'iniziativa, che pur può intendersi meritevole, ma è tardiva e obsoleta, come pare essere la cultura imprenditoriale.
Milanesi  con l'appoggio di multinazionali  (ovviamente non Italiane) che operano a livello globale, già più di 10 anni fa hanno tentato il dialogo,  sulle rive del mar Rosso, con la presenza di più di 500 persone;  un dialogo, ovviamente non privilegiato ad un solo credo,  ma allargato.
Il risultato fu negativo poiché alcune religioni non vollero condividere la cena sostenendo in sintesi che la chiesa Cattolica è una chiesa per ricchi e dei ricchi.
Pertanto le religioni devono prima mettersi d'accordo tra di loro.
Un consiglio gratuito al Mr. Falk: non in una cena ristretta, ma dalla base deve sorgere la condivisione se si vuole che funzioni.
Per riguarda noi non credenti, non pensiamo che possano esistere non credenti ricchi e non credenti poveri, poiché potrebbe essere l'unica manovra della Chiesa e/o sul dividi ed impera, e nel caso se sei non credente, non sei così stupido da non comprendere.
Inoltre non regge specie se si vuole operare nella globalizzazione, a meno che non si riconosca ufficialmente il ruolo di conquista di una gente e una religione sulle altre, cosa sconsigliabile a meno che non voglia mascherare una guerra a causa di incapacità industriale/economica con una guerra di religione. Vuole da solo fare la guerra alla Cina?
Questo per evitare figuracce a livello internazionale,  non per il Sig. Falk ma per tutti noi Milanesi che certo non dormiamo e da tempo viviamo senza intrallazzi politici e raccomandazioni, ma siamo abituati a guadagnarci la nostra misera michetta non per grazia ricevuta o intrallazzi, ma perché sappiamo lavorare. 
Non era questo lo spirito della borghesia Milanese?