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Il segreto della felicità è la libertà. Il segreto della libertà è il coraggio. "- Tucidide. Θουκυδίδης, Thūkydídēs -Atene,ca. a.C. 460 a.C.- dopo il 440 a.C. -

giovedì 3 marzo 2011

Milano da bere: ma per abitare?

Milano da bere: ma per abitare?

Il problema della casa tocca "molti" ma ad entrare nelle liste sono davvero in "pochi"

20/02/2011 - 14:54
“Uno scandalo senza precedenti”.
Uno dei commenti che abbiamo raccolto dalla gente che legge i giornali, in città, con le liste che si aggiornano di ora in ora, sugli "incredibili"affitti e sulle (s)vendite delle proprietà immobiliari del Pio Albergo Trivulzio.
Ma, putroppo, i precedenti ci sono... eccome!
E siamo pronti a scommettere che un caso analogo potrebbe emergere scandagliando gli enormi (ed ingiustificati, soprattutto nella gestione)patrimoni immobiliari (con terreni, ville, case ed appartamenti, in provincia e nel resto d'Italia... chissà forse anche all'estero) di molti ospedali milanesi.
Già si parla di una lista assolutamente "paragonabile" al Policlinico; ora l’impressione è che si sia avviato un domino dalle conseguenze davvero "imprevedibili".
Insieme al mio editore, proprio nella redazione di MilanoWeb, ci siamo trovati a parlare del "problema" del Trivulzio attorno al 20 Gennaio. La richiesta di pubblicare gli elenchi delle case circola, infatti, da circa 1 mese, ma all’interno della Baggina si sono a lungo "palleggiati" la questione. Chi premeva per la trasparenza... chi preferiva fare il pesce in barile...
A noi di MilanoWeb interessano più le "cause" che gli effetti. Perché è chiaro che ci sono 2 ordini di problemi. Da un lato, l’assenza pressochè "totale" (che non pare proprio "casuale") di criteri che regolamentino l’assegnazione degli appartamenti. Dall’altro, la trasparente (anche per chi non vuol vedere...) volontà della politica di controllare e "sfruttare" a proprio piacimento il patrimonio ed il controllo di determinate strutture pubbliche.
Partiamo da un "certo" presupposto. Se in un Paese anglosassonescrivessimo che un ospedale è controllato dalla parte politica che governa localmente la città in cui è situato, l’opinione pubblica lamenterebbe, conseguentemente, un conflitto d'interessi (al minimo) oppure i presupposti per un illecito (più facilmente). E comunque si definirebbe sicuramente un’anomalia.
Partiamo allora dalla presidenza, ossia dal professor Trabucchi. Si tratta di un illustre chirurgo e docente universitario. È anzi il 'decano' dei chirurghi milanesi, e da qualche mese ha impugnato una battaglia contro il TAR, perché, a partire dal 2008, il Senato Accademico dell’Università 'Statale' ha eliminato dal suo statuto l’articolo che permetteva ai docenti di rimanere in carica fino a 72 anni.
Trabucchi, che di anni ne ha 70, si è sentito “rottamare da un provvedimento ingiusto”.
Evidentemente la "sola" 'poltrona' di Presidente del PAT (al Trivulzio è arrivato nel 2004) non gli bastava proprio. Trabucchi, per molti anniprimario della chirurgia del 'Sacco', è non solo 'omonimo' ma anchenipote del luminare della Biomedicina, morto nel 1984, quell’EmilioTrabucchi che fu anche deputato della "scomparsa" (almeno formalmente) DC.
Il nome dell’attuale Presidente del 'Sacco' uscì anche all’epoca di “parentopoli”, perché il docente ha 2 nipoti in forza agli effettivi dell’Università 'Statale'Emilio Clementi, straordinario nel dipartimento di Scienze precliniche "Lita Vialba", e Francesco Clementi, ordinario di Farmacologia.
Siamo di fronte a una specie di “dinasty” all'italiana, dove Trabucchi ha già manifestato l’intenzione di non mollare la cadrega. Chi scrive, qualche anno fa, doveva effettuare un’operazione di routine proprio al 'Sacco'; al momento della scelta del chirurgo diede un'occhiata al sito dell’ospedale. Un curriculum impressionanate, indubbiamente eccezionale. Pensai però che, al lordo dell’esperienza, era forse meglio affidarsi a qualcuno di un po’ più giovane…
Certo la presidenza di una struttura "articolata" come il Trivulzio chiede una gamma di competenze, politecniche, che si raggiungono solo con la “piena maturità”. Gli skills professionali di un grande chirurgopotrebbero, però, anche non bastare, se l’Azienda dei Servizi alla Persona, che dal 2003 riunisce il Pio Albergo (fondato nel 1771), iMartinitt e le Stellineper occuparsi non solo di sanità, assistenza socio-educativa, hospice, residenze assistenziali, riabilitazione, ambulatorio (il che è già molto complicato), ma anche di formazione(che non manca mai… specie quando è già "finanziata"), beni culturali e patrimonio immobiliare.
Su quella 'poltrona' ci dovrebbe andare un manager, questo ci parrebbe "scontato", e non un pur illustre chirurgo, pur in rapporti d’amicizia col Sindaco.
Se, infatti, l’informazione si è, in questi giorni, "concentrata" sul nome dei “beneficiari” e sui prezzi di locazioni e vendite, noi vorremmo soffermarci sulla “macchina”, su chi la gestisce e come, perché il "vizio" originario è ancora una volta nella commistione tra la politica e gli affari relativi a "cose" che con la politica non dovrebbero avere proprio alcun tipo di rapporto; anzi c'è "conflitto"!
Per l’eventuale successione di Trabucchi (le cui dimissioni sarebbero, a questo punto, un atto "dovuto", ma in Italia si dimettono solo gli allenatori di calcio, forse per evitare di essere "dimissionati"...) si sono susseguiti sui giornali dei "ragionamenti" che ben rappresentano ilmodus operandi del 'palazzo'. Letizia Moratti vorrebbe avere le "mani libere" sulla nomina.
Ma dovrà accordarsi con Roberto Formigoni, mentre la Lega farebbe "pressioni" per avere un proprio uomo ai vertici del PAT. Il nome più “caldo” è quello di Francesca Zanconato, e sinceramente non si capisce proprio il perché (?). La moglie di un "certo" Paolo Scaroni (ADdi Eni) ed oggi già vice-Presidente del Trivulzio e, naturalmente, membro del CdA. Ha dunque "condiviso", in pieno (a meno che non ci siano le sue contestazioni nei verbali dei consigli, che vorremmo vedere...) tutte le scelte proposte da Trabucchi.
A una nomina completamente "politica" ne succederebbe dunque un’altra, "identica", quindi con l’aggravante di una evidente continuità di "dominazione".  
Nel 2000, l’allora Sindaco di Milano, Gabriele Albertini vollecommissionare un rapporto sul Trivulzio, per capire se le "cose" erano veramente "cambiate" dai tempi di Mario ChiesaPer i nostri lettori più giovani vale la pena di ricordare infatti che Tangentopoli e il "ribaltamento" della classe politica (dominante di allora), con la "cancellazione" di fatto del PSI di Bettino Craxi, ebbe inizio proprio dalle mura della Baggina, allorché il titolare di un’impresa di pulizie, stanco di pagare tangenti alla presidenza del PAT, denunciò il "meccanismo" inesorabile che portava il 10% di ogni appalto legato al Trivulzio nelle tasche dell’ingegner Chiesa, allora aspirante a un importante incarico a Palazzo Marino (si parlava addirittura della candidatura a Sindaco).
Doveva essere un “mariuolo isolato” e invece... venne giù tutto il 'palazzo'. Senza però che le cose cambiassero "davvero" (almeno nella "sostanza" o, come si sussurra, nella "percentuale").
Nel suddetto report del 2000, stilato dal Segretario Generale del Comune di Milano, Giuseppe Albanese, si parlava in merito del PAT di“irregolarità per violazione della legge e sotto il profilo dell’eccesso di potere”.
Allora il CdA venne commissariato, come era già avvenuto dopo l’arresto di Chiesa e... come avverrà fatalmente (ed inevitabilmente) anche ora. E l’azione della Magistratura è altrettanto "probabile": difficile non riscontrare in quanto è venuto alla luce gli estremi dell’abuso d’ufficio.  
Il "fatto" è che "certe" cose non cambiano... mai! Lo dimostrano le tante interviste uscite in questi giorni a coloro che compaiono nelle famigerate "liste" del PAT. La "storia" è sempre la "stessa", patetica e (insieme) ridicola; improponibile a (e da) persone sensate; tipo: “Cercavo casa a Milano, partecipai a un bando, mi chiamarono e mi proposero 2 o 3 soluzioni, il prezzo che pago non è affatto fuori dal mercato”.
In primis: la maggior parte dei cittadini se cerca casa in una città va in giro a guardare i cartelli o si affida a un agenzia immobiliare. Invece esiste una “bando society”, tutta fatta di imprenditori, dirigenti, business-man, professori universitari, intellettuali, gente dello spettacolo e soprattutto politici, che (anche se cerca un bugigattolo di 30 metri quadri) lo fa attraverso una gara pubblica.
Come se noi dovessimo comprare il panino per il pranzo con un'asta!
Quanto "pubblica", poi, non si sa... dal momento che la cittadinanza, di questi famigerati bandi, è completamente all’oscuro. In merito alla "trasparenza" dei meccanismi di assegnazione, e soprattutto alladiscrezionalità, che regna sovrana, alla Baggina succedeva di "tutto"...
Anche che una “trombata” della politica, come Stefania Bartoccetti, che nel 2006 ha partecipato alle amministrative milanesi con la lista Moratti e non ce l’ha fatta, sia stata “sistemata” nel CdA del Trivulzio. La Bartoccetti coordina, come si legge sul sito dell’ente, la Consulta del Volontariato del PAT. Che sovrintende a 5 associazioni, 1 delle quali,Linea Anni Più, fondata dalla Bartoccetti stessa!
Linea Più è un “centro di ascolto, di assistenza specialistica e di accoglienza dedicato agli anziani e realizzato da Telefono Donna presso il Pio Albergo Trivulzio dal Novembre 1996”. Linea Anni Più ha sede in piazza Mirabello 5, uno degli stabili di proprietà del Trivulzio. Siamo al corto circuito totale!
Ma la Bartoccetti, chiamata in causa, evidentemente con il "sospetto" che la consigliera abitasse in una casa dell’ente, precisa che l’associazione non fa più capo a lei dal 2000 e che in quel palazzo (dal momento che da quelle parti viene avvistata con una certa "frequenza") ci va per altri motivi: “Sono la madrina della figlia di un’inquilina, le faccio sovente visita”.
Quanto al "sistema" in cui l’attuale compagna di Giuliano Pisapia, Cinzia Sasso, ottenne una casa in affitto dal Trivulzio, è stato "ricostruito" in un libro pubblicato in tempi non sospetti (metà Anni Novanta) dal giornalista Filippo Facci.
Siamo nel 1994; l’ex sindaco Paolo Pillitteri incontra per strada una giovane coppia con un neonato in braccio (il compagno della donna era allora Giovanni Cerruti de 'La Stampa'). I 2 chiedono a Pillitteri (il cui figlio, per inciso, compare anche lui nella lista degli affittuari del Trivulzio) una casa. Lui si muove con Chiesa; racconta“La settimana dopo si rifece viva per una risposta la mammina giornalista. In breve: risollecito Chiesa in modo pressante, quasi gli dò un ordine, finché dopo qualche giorno m’informa che il tetto è stato trovato”.
Dopo aver sottolineato che Giuliano Pisapia in questa storia non c’entra, con tutta evidenza, "nulla", quel che c’interessa è invece il totale arbitriocon cui queste assegnazioni procedevano, e, a quanto emerso, probabilmente procedono ancora oggi... 
Come si esce da questa situazione?
La risposta è "semplicissima": decapitando sulla pubblica piazza 1 milione circa di italiani (nostri "rappresentanti" o loro boiardi o dirigenti "delegati"; anche i figli ed i parenti), sulla base delle liste stilate da unComitato di Salute Pubblica… e poi con una Convenzione Nazionale o, più probabilmente, un Direttorio. Abbandonando i toni faceti: forse neppure questo basterebbe...
La "cultura" cattolica del nepotismo, della clientela e del "favore" di cui è letteralmente "intriso" questo Paese (trovando piena "adesione" anche tra atei, agnostici e laici) riemerge puntualmente...
Ci provò Giuseppe II, e poi Napoleone, e ancora il "neonato" Regno d’Italia, a cancellare i "privilegi" non già di casta o di censo, ma (forse anche "peggio", se possibile...) di "relazione". Le uniche 2 strade "praticabili" sono allora quella dell’azzeramento sistematico delladiscrezionalità e della riduzione (al minimo indispensabile) delle ingerenze del soggetto pubblico (ossia della politica), magari investendo (laddove necessario) un organismo sovranazionale.
Non solo l’Italia non ha mai avuto in tal senso una rivoluzione giacobina: è mancata anche quella rivoluzione liberale che invocavaPiero Gobetti. Il carattere "imperfetto" della nostra democrazia non è legato, come ci portano a pensare le questioni che occupano i giornali tutti i giorni, da una deriva plebiscitaria (o dispotica) delle istituzioni democratiche, quanto piuttosto da una malattia genetica dell’apparato pubblico, che tende a smarcarsi prima delleresponsabilità ("amministrative" prima ancora che civili e penali) e poi degli obiettivi ("espliciti", della campagna elettorale, e sottesi, in quanto pubblico funzionario) connessi alla propria delega.
E il mio editore insiste (nella sua tesi, che mi lascia perplesso, o almeno "stupefatto", su cui altre volte ci siamo, intellettualmente, "scontrati"): la delega dovrebbe essere "revocabile", certo con un atto "straordinario", proprio come può accadere (da parte degli azionisti) nella gestione privata delle imprese. Altrimenti Marchionne potrebbe svegliarsi una mattina e chiudere Mirafiori!
Occorre dunque un’azione a livello del Dna: non basta cambiare gli "attori", occorre "ri-formattare" le strutture e ri-modellarle in una logica (decisionale e funzionale) nuova. Scendendo nel concreto e nel particolare: tra le mission del Trivulzio non si può prevedere la gestione "diretta" del proprio patrimonio immobiliare (oltretutto "non strumentale" alle principali priorità statutarie).
Esso deve essere "liquidato", sotto la stretta sorveglianza di opportuni organismi di garanzia (meglio se sovranazionali e, comunque, scollegati da quelli nazionali, tipo AGCM o simili, di cui è comprovata l'inefficacia) affinché ciò avvenga non solo a prezzi di mercato, ma in regime di concorrenza autentica.
Oppure inserito in un fondo immobiliare (da quotare in Borsa), insieme a tutti gli altri immobili "non strumentali" alle attività amministrative (e non imprenditoriali!) del nostro apparato burocratico, consentendo allo Statodi acquisire preziose risorse finanziarie (per sviluppare ed ammodernare le proprie infrastrutture) ed "esternalizzando" la gestione a soggetti professionisti (di quel genere di business e non del clientelismo).
Non può essere un CdA, che porta una (ben colorata!) casacca politica e completamente "vuoto" di competeneze/esperienze) ad occuparsene... In questo senso, non cambia nulla se qui e ora quel CdA è del PdL e altrove o in altri momenti è di formazioni di "opposto" orientamento (come il PD).
Chi scrive ha visto persone, i cui cognomi ricorrono nelle liste del Trivulzio, bussare, a Ottobre, alla porta di Boeri, a Dicembre, a quella di Albertini, e, a Febbraio, a quella di Pisapia. Scommettiamo che entro Aprile passeranno anche a trovare la Moratti…
Mourinho la definirebbe "prostituzione intellettuale"; da cui discende la "prostituzione politica".
La distinzione tra concussi e concessori, tra chi chiede e chi dà, nellabando society” non esiste: si tratta di una società "circolare", in looping, apparentemente “liquida” (ma fino a un "certo" punto, provate voi, se ne avete voglia, ad entrarci), per dirla con Zygmunt Bauman, e, soprattutto, "autotutelata". O, se volete, impunita.
Attraverso il controllo (della quasi, visto che ci state leggendo, totalità) dei mezzi di comunicazione, riesce sempre infatti a riscattarsi "immolando" una vittima sacrificale (il Chiesa o il Trabucchi della situazione), senza che passi il "concetto" che il povero colpevole è solo un “primus inter pares”.
È un’oligarchia (di fatto) che si autoalimenta, attraverso l’allargamento concentrico e millesimato dei benefici (e privilegi) a cui è ammessa. Ed è un serbatoio formidabile di consensi e di voti, al di là di ogni artificiosa (ed apparente) contrapposizione. È "trasversale" anche al radicamento delle forze politiche sul territorio, perché le cavalca e poi, nel caso, le abbandona...
È, lei sì, una maledetta degenerazione della democrazia e della società "moderna". Non un ceto, ma una commistione. Per liberarcene non c’è che una maniera netta e chirurgica: recidere il cordone ombelicale che la lega alla politica, con un'alimentazione biunivoca.
La "privatizzazione" italiana è stata ("rubiamo" la citazione ad un noto Presidente di una nota società calcistica) una grandissima 'minchiata'. Sono cambiate le "scatole", ma non sono cambiati nè i suonatori nè la musica... E molti italiani (che viaggiano con Trenitalia, che pagano lebollette, che usano le Poste o si servono di Autostrade...) se ne sono ben accorti (o lo stanno facendo)!
Meno Stato, meno apparato, meno discrezionalità, meno arbitrio;ancora: meno politici e maggiore "rotazione" nelle poltrone (mai più di 2 mandati in "qualunque" rappresentanza pubblica). Ci siamo accorti chenon servono politici "professionisti" ma politici "professionali".
Se vogliamo salvare un Paese che è chiamato, nei fatti ancor prima che nei simboli, ad evitare il "suicidio". Se oggi ha un senso parlare diRisorgimento è nel perimetro di questi termini e di queste sfide. Se non arriverà presto una Terza Repubblica... attenzione: l'Africa non è così lontana...



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