,

Il segreto della felicità è la libertà. Il segreto della libertà è il coraggio. "- Tucidide. Θουκυδίδης, Thūkydídēs -Atene,ca. a.C. 460 a.C.- dopo il 440 a.C. -

domenica 6 marzo 2011

ZELIG/ Video Mediaset – La Moratti (Paola Cortellesi): le domeniche a piedi? Mi piace vedere la plebe soffrire… Redazionesabato 5 marzo 2011

ZELIG/ Video Mediaset – La Moratti (Paola Cortellesi): le domeniche a piedi? Mi piace vedere la plebe soffrire…

sabato 5 marzo 2011
ZELIG/ Video Mediaset – La Moratti (Paola Cortellesi): le domeniche a piedi? Mi piace vedere la plebe soffrire…Letizia Moratti interpretata da Paola Cortellesi


Zelig,paola,cortellesi,video,mediaset,letizia moratti,cluadio bisio


IL VIDEO DI LETIZIA MORATTI A ZELIG - Il sindaco di Milano Letizia Moratti, interpretata da Paola Cortellesi, ha spiegato a Claudio Bisio perché le domeniche a piedi son una cosa assolutamente inutile.  

Aristocratica, snob, totalmente disinteressata al popolo che governa con rassegnazione e che, in fondo, disprezza: è Letizia Moratti, il sindaco di Milano. O, per meglio dire, la sua caricatura, interpretata magistralmente da Paola Cortellesi. Che, anche nella puntata di ieri di Zelig, ha regalato ai telespettatori una divertente gag sul primo cittadino meneghino. «Un sorriso carico di lussuria a tutti quelli che sono venuti qui in taxi. E a tutti quelli che sono arrivati con la loro squallida utilitaria, un gelido “mi dispiace”»: così la Moratti/Cortellesi ha salutato il pubblico  dello spettacolo di Canale 5.

«Ma perché un gelido mi dispiace?!», le chiede Bisio, stupefatto. «Ma perché all’uscita troveranno la multa! E’ la stagione, e la natura fa il suo corso… », risponde. «Regnare  - continua - mi annoia, non mi diverte più neanche imporre le domeniche  piedi».  Il conduttore si mostra sorpreso: «Ma come, non lo fa per l’ambiente?!». E la Moratti: «Ma lei ci crede? E’ come vietare per un minuto i rutti all’Oktober Fest… Il fatto è che mi piace vedere la plebe soffrire. E dopo la domeniche a piedi, imporrò i lunedì in  ginocchio!» .

. .